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Villa Lattes, un museo che non ti aspetti

A pochi chilometri dal centro di Treviso, nell’abitato di Istrana, sorge il Museo di Villa Lattes, ospitato nell’omonima dimora edificata dall’architetto veneziano Giorgio Massari nel 1712 per Paolo Tamagnini e la moglie Pisana Bianconi. Gioiello architettonico dalle forme particolarmente estrose, la villa è composta da un alto e stretto corpo centrale, caratterizzato dalla tripla serliana presente dal piano terra al piano nobile, e da un attico timpanato che ricorda le forme delle colombaie palladiane di Villa Barbaro a Maser. Le barchesse laterali, raccordate al corpo centrale per mezzo di due archi passanti che danno sul giardino retrostante, sono contraddistinte dall’andamento curvilineo in un ideale abbraccio verso il visitatore e il giardino antistante.

La facciata di Villa Lattes
La facciata di Villa Lattes

La dimora settecentesca è immersa nell’ampio spazio verde dei giardini, recintati da un alto muro di cinta in mattoni intervallati da sassi, come era in uso nel Settecento, che disegnano un perimetro mistilineo framezzato da elaborate inferriate barocche che si affacciano sulla campagna e da esedre, in cui trovano posto statue di divinità classiche attribuite alla bottega di Ottavio Marinali o curiosi trionfi dal sapore esoterico. Nei giardini troviamo anche vasche e peschiere, quest’ultime interrate, che ricordano come fosse preziosa la risorsa dell’acqua per tutte le attività della villa-fattoria in questo angolo della pianura trevigiana un tempo arido, ma sapientemente reso fertile dalle canalizzazioni realizzate tra Quattro e Cinquecento.

Statue nel giardino di Villa Lattes
Statue nel giardino di Villa Lattes

A margine del giardino posto a sud, trova spazio, immediatamente a fronte strada, un piccolo oratorio a pianta ottagonale con all’interno due tele di Jacopo Amigoni e nel sopra porta il ritratto marmoreo a bassorilievo di Paolo Tamagnini, primo proprietario della villa. Il complesso è noto per essere la prima opera certa e datata di Giorgio Massari, l’architetto veneziano tra i più noti del Settecento, che operò ampiamente in tutta quest’area del Veneto fra Treviso e Castelfranco con costruzioni civili e religiose, fino alle vicine province di Padova e Vicenza, ma anche a Brescia, Udine, Cividale e Capodistria. L’opera più nota, universalmente conosciuta come sede espositiva, è il celebre Palazzo Grassi a Venezia, cui si aggiungono in città le chiese dei Gesuati e quella di Santa Maria della Pietà, solo per citarne alcune.

Fotogrammi dal film
Fotogrammi dal film “Signore e signori” con Villa Lattes

Al netto di questo prestigioso curriculum progettuale, è curioso sapere che il Massari per un periodo abitò Villa Lattes alla morte del Tamagnini, si sussurra perché amante segreto e ricambiato della bella Pisana Bianconi, apparentemente vedova inconsolabile, che vide coronata la sua storia d’amore alla morte del marito. Questa cosa fa quanto mai sorridere, se pensiamo che nel 1965 Pietro Germi ambientò in villa alcune scene del film “Signore e signori”, Palma d’Oro al Festival di Cannes l’anno seguente, film incentrato sui (molti) vizi e (poche) virtù della borghesia del tempo, in questo angolo della provincia italiana spesso definita “la sagrestia del Veneto”.

Un carillon di Villa Lattes
Un carillon di Villa Lattes

Attualmente la dimora ospita Il Museo di Villa Lattes, di proprietà del Comune di Istrana e gestito dalla multiservizi Euro & Promos Facility Management, frutto del lascito dell’ultimo proprietario, l’avvocato e professore Bruno Lattes. Una parte delle sue collezioni, ora proprietà dei Musei Civici di Treviso, è qui esposta. Le collezioni spaziano dagli oggetti raccolti in estremo oriente (India, Cina e Giappone) all’ampia e unica nel suo genere, raccolta di automi e carillons, che rappresentano il culmine della visita museale. Frutto della maniacale ricerca e passione verso questi prodigi della tecnica, i carillons rappresentano appieno il gusto eclettico di Bruno Lattes, tipico di un uomo dotto e bon vivant vissuto tra Otto e Novecento, che è ancora lieto di ricevere visite nella sua dimora di campagna, nei saloni della villa arredati secondo la moda del tempo, e di osservare, da un delicato ritratto a pastello, sornione e compiaciuto con i suoi occhi blu, il passare del tempo attraverso un paio di occhiali pince-nez.

Altre informazioni su: www.museoillalattes.it

Michele Vello

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